Mostra Hokusai Roma: 3 cose da sapere
Cultura, Non categorizzato

Mostra Hokusai Roma: 3 cose da sapere

Dal 12 Ottobre al 14 Gennaio, al Museo dell’Ara Pacis di Roma è possibile visitare la mostra Hokusai. Sulle orme del Maestro. Con oltre 100 opere esposte, la mostra racconta e confronta la produzione di Hokusai con quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme, dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyo-e, tecnica di stampa artistica su carta, impressa con matrici di legno.

Mostra Hokusai Roma: 3 cose da sapere

Katsushika Hokusai, vissuto nel periodo Edo tra il 1760 e il 1849, viene considerato nel mondo occidentale come il rappresentante dell’arte giapponese per eccellenza. In parte perché è il più famoso tra gli artisti della terra del Sol Levante, in quanto fu in grado di influenzare personalità come Van Gogh e gli Impressionisti. Ma in realtà lo apprezziamo così tanto proprio perché è stato il più Occidentale tra gli artisti giapponesi.

1. Fu un artista estremamente prolifico

Come gli artisti occidentali della sua epoca, infatti, si distingueva per la sua personalità bizzarra ed eclettica: nel corso dei suoi 89 anni di vita si fece chiamare in almeno 30 modi diversi (Hokusai non era il suo vero nome) e cambiò casa circa 90 volte. Era ossessionato dall’arte: dipingeva tutto il giorno, dalla mattina alla sera, e produsse 30.000 opere, una quantità impressionante.

« Dall’età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e sono cinquant’anni che pubblico disegni ma, tra quel che ho raffigurato, non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré anni ho a malapena intuito l’essenza della struttura di animali e uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. »
Katsushika Hokusai, postfazione di Cento vedute del Monte Fuji, 1835

2. Rivoluzionò l’arte giapponese

Ma soprattutto, Hokusai fu un vero e proprio rivoluzionario per l’epoca e il contesto in cui viveva. Per secoli il Giappone si era chiuso in se stesso, rifiutando qualsiasi contatto con il mondo esterno, e soprattutto quello Occidentale. L’arte giapponese aveva delle caratteristiche ben definite: campiture piatte e senza sfumature; nessuna importanza attribuita alla natura; la prospettiva era assente o poco adoperata; i personaggi erano shogun, samurai o geisha, mentre gli uomini e le donne comuni non erano mai rappresentati; le incisioni su legno erano riservate alla borghesia cittadina, che voleva immagini rappresentanti la vita delle strade cittadine, mentre le ambientazioni rurali con i contadini non rientravano nei gusti dell’élite giapponese.

I prodotti stranieri circolavano solo per mano dei contrabbandieri, e fu proprio grazie a queste infiltrazioni illegali che Hokusai conobbe l’arte Occidentale e se ne appassionò fortemente. Hokusai studiò l’arte delle sfumature, i colori, la prospettiva e il realismo, introducendo questi elementi nelle incisioni su legno. I paesaggi degli artisti francesi e fiamminghi furono i suoi maggiori ispiratori e Hokusai ne portò gli elementi principali nell’arte giapponese, rivoluzionandola: il paesaggio e il rapporto tra uomo e natura, le sfumature e soprattutto la gente comune, contadini e pescatori. I pescatori, in particolare, costituivano la classe sociale più disprezzata in Giappone. Nella celebre opera “La Grande Onda di Kanagawa” invece, i pescatori diventano protagonisti.

« Gli occidentali che si trovano di fronte a delle opere giapponesi per la prima volta, saranno tentati di scegliere uno tra […] Hokusai e Hiroshige quale rappresentante del meglio dell’arte giapponese, senza rendersi conto che ciò che più ammirano è proprio questa parentela nascosta con la tradizione occidentale che provoca loro confusione. »
Richard Douglas Lane, studioso di arte giapponese

3. Seppe adattare l’arte europea alla cultura del Giappone

Mostra Hokusai Roma: 3 cose da sapere
Versione originale de La Grande Onda di Kanagawa
Mostra Hokusai Roma: 3 cose da sapere
Versione speculare che permette a un osservatore occidentale di fruire dell'immagine nella stessa maniera di un osservatore giapponese

Non bisogna però commettere lo sbaglio opposto, ossia di leggere le stampe di Hokusai come se si trattasse di opere esclusivamente europee. La Grande Onda di Kanagawa” è un’opera che può considerarsi Occidentale, ma sempre vista con gli occhi di un giapponese. Se ci mettiamo nei panni di un Orientale, infatti, l’opera assume ancora maggiore drammaticità. Per noi europei, abituati a leggere da sinistra a destra, la presenza dell’onda sulla sinistra crea meno impatto, perché sulla destra si percepisce inconsciamente la possibilità di una via di fuga, e quindi di salvezza. Per i giapponesi, che invece leggono testi e immagini in modo opposto al nostro, l’onda rappresenta un ostacolo insuperabile, oltre il quale non si può andare, conferendo una forza maggiore alla composizione dell’opera.

Del resto Hokusai non si limitò ad attingere dall’arte europea, ma ne adattò gli elementi che la caratterizzavano all’arte giapponese. Ecco quindi che le sfumature si trasformarono in diverse zone a campiture piatte, ma con diverse intensità dello stesso colore.

L’arte di Hokusai finì a sua volta per influenzare la cultura occidentale alla fine dell’Ottocento. Artisti come Van Gogh, Renoir e Whistler si appassionarono allo stile giapponese, divenuto una vera e propria moda sotto il nome di “Japonaiserie”, come anche i movimenti dello Jugendstil in Germania e del’Art Nouveau in Francia, in particolare nel loro uso dei colori piatti.

 

Immagini: Wikimedia Commons

Fonti:

Andreas.com

Musubi.it