Human+
Cultura

“HUMAN+. Il futuro della nostra specie” al Palazzo delle Esposizioni

Dal 27 febbraio 2018 è in corso negli spazi del Palazzo delle Esposizioni di Roma “HUMAN+. Il futuro della nostra specie“, la mostra che esplora i potenziali percorsi futuri dell’umanità considerando le implicazioni delle tecnologie passate ed emergenti. Non si tratta solamente di robotica, cyborg ed intelligenza artificiale, ma si affrontano anche in modo provocatorio temi attuali come il confine tra la vita e la morte, il rapporto tra uomo e la tecnologia e gli effetti collaterali che ne conseguono, il modo in cui l’uomo non solo modella l’ambiente in cui vive, ma disegna il suo stesso futuro.

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 1 luglio 2018.

Il percorso della mostra

HUMAN+. Il futuro della nostra specie, curata da Cathrine Kramer e sostenuta da Science Gallery, Trinity College Dublin e Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, presenta una quarantina di opere tra installazioni, sculture, filmati e fotografi realizzate da artisti, designer e scienziati ed è stata suddivisa in cinque sezioni nelle quali si affrontano i concetti di realtà, artificialità, evoluzione ed estinzione:

Sezione 1: Capacità aumentate


« Gli esseri umani hanno sempre fabbricato strumenti per accrescere le proprie capacità. Dalle protesi esterne che potenziano o ampliano le funzioni fisiche agli interventi medici, siamo sempre stati dei cyborg, interessati alla forma e alla funzione del corpo umano. Lo sviluppo di nuove forme di potenziamento dell’essere umano è dettato dalla necessità ma anche dal desiderio. Oltre a offrire soluzioni innovative e liberatorie, tuttavia, questi miglioramenti possono anche diventare strumenti di oppressione che vanno a rafforzare norme e aspettative sociali. Prendendo in considerazione esempi storici o puramente teorici, la sezione Capacità Aumentate presenta una serie di metodi fisici, chimici e biologici per potenziare la mente e il corpo. »


Sezione 2: Incontrare gli altri


« Le tecnologie emergenti stanno cambiando il nostro modo di entrare in relazione con gli altri: familiari, colleghi e persino animali domestici. Le personalità con cui interagiamo sui nostri dispositivi sono reali, artificiali o entrambe le cose? Mentre alcuni di noi sognano un futuro di amanti robot, capaci di anticipare e soddisfare ogni desiderio, altri sperano semplicemente di non essere travolti da un’auto a guida autonoma o di non essere uccisi per caso da un velivolo privo di equipaggio. Se da un lato le tecnologie sociali possono essere creative, espressive e capaci di rendere più profondi i nostri legami, dall’altro possono anche replicare le diseguaglianze e la violenza della nostra società. Questa sezione esplora i cambiamenti dei rapporti umani, tecnologici e sociali, cercando di capire in che modo questi rispecchino i bisogni e i desideri di creature intrinsecamente sociali come gli uomini. »


Sezione 3: Essere artefici del proprio ambiente


« Nell’immaginare il futuro della nostra specie non possiamo prescindere dal contesto in cui viviamo. Gli esseri umani non possono esistere da soli, ma dipendono da ecosistemi complessi che permettono la vita sulla Terra.
Nel bene o nel male, abbiamo sempre manipolato ambienti e organismi per soddisfare i nostri bisogni e desideri. Questi interventi hanno acquisito una portata planetaria tanto da giustificare l’uso del termine Antropocene per definire un’era geologica misurabile, caratterizzata dall’impatto delle attività umane. Che lo ammettiamo o meno, siamo gli artefici del nostro habitat. E dunque possiamo plasmare con più attenzione l’ambiente in cui viviamo? Il futuro della nostra specie dipende dalla salvaguardia degli ecosistemi complessi – naturali e costruiti – che sostengono la vita umana sulla Terra. »


Sezione 4: I limiti della vita


« Conosciamo il punto iniziale e quello finale della vita umana sulla Terra: se c’è una nascita, alla fine ci sarà una morte. Benché assoluti, tuttavia, i due limiti non sono così rigidi. Le tecniche di riproduzione assistita hanno ridefinito i termini di fertilità e gravidanza, sollevando interrogativi seri di natura etica, sociale e tecnica. Anche la soglia della morte, il punto finale della vita, è stata spostata in avanti dai progressi biomedici e dalle macchine per il supporto vitale che prolungano la durata, anche se non sempre la qualità, della vita umana. A tormento o conforto di amici e familiari, dopo il nostro decesso rimaniamo visibili online. La maggiore durata della vita e i cambiamenti demografici ci impongono di riesaminare le norme e i rituali sociali, caratteristici di epoche in cui la vita era breve e le famiglie erano numerose. Questa sezione della mostra è dedicata alle nuove definizioni di nascita e morte e ai loro limiti in continuo mutamento, temi che da sempre affascinano l’uomo. »


Sezione 5: Umano, sovrumano?

a cura di Valentino Catricalà, Fondazione Mondo Digitale


« Era il 1941 quando Isaac Asimov, su basi cartesiane, scriveva queste frasi formulate da un robot, personaggio del racconto Reason.
“Io penso quindi sono” dice il robot di Asimov citato sopra. Stabilito ciò, occorre capire dove ci porterà questa affermazione.
I quattro artisti e i due collettivi selezionati da Valentino Catricalà per la sezione “Umano, sovraumano?”, concepita specificatamente per la tappa romana della mostra, vogliono fare proprio questo, farci riflettere e porci, ancora una volta, una fondamentale domanda. Come nel racconto di Chabot, Il robot filosofo, quando il robot, una intelligenza artificiale, dialoga con il filosofo umano Barnabooth e gli chiede:
“a che serve essere umano?”
Barnabooth sorrise…
“A coltivare il mistero di esistere. A ridurre la violenza. A sperimentare nuove forme di gioia. E lei, ha un’idea?”
“Sono desolato, non ne ho. È lei il filosofo con trent’anni di esperienza. Non invertiamo i ruoli”. »

Fonti:

Palazzo delle Esposizioni

Coopculture

Rai

Immagini: Palazzo delle Esposizioni